Uk, si dimette lo spin doctor di Boris Johnson: a Downing Street contrasti con la fidanzata del premier

LONDRA. C’è stata una pesante faida politica negli ultimi giorni a Downing Street. Alla fine, mercoledì sera, ha vinto Carrie Symonds, la fidanzata di Boris Johnson. E a pagarne le conseguenze è stata una figura cruciale della propaganda e della storia politica del premier britannico. Stiamo parlando di Lee Cain, 38 anni, colui che fino a qualche ora fa era il capo delle comunicazioni e lo spin doctor di Johnson. Un sodale del premier, con cui ha condiviso le gioie e i successi politici degli ultimi anni, sin dal referendum della Brexit nel 2016. Anche perché, insieme al “Rasputin” di Boris, il controverso Dominic Cummings di cui era il numero due, ne è stato l’artefice. 

 

Ora però, la sua carriera si è bruscamente interrotta. “Dopo averci pensato a lungo”, ha scritto Cain in un comunicato mercoledì sera, “ho deciso di dimettermi da capo delle comunicazioni di Downing Street a fine anno. È stato un privilegio lavorare per il primo ministro Boris Johnson e far parte di una squadra che tra le altre cose ha ottenuto la maggioranza più ampia per il partito conservatore negli ultimi trent’anni. Inoltre, è stato un onore aver ricevuto l’offerta di diventare “capo dello staff” a Downing Street”.

 

Ecco, l’ingranaggio che ha incagliato bruscamente la carriera di Cain (che dieci anni fa girava per Westminster travestito nella ridicola mascotte di un “gallo” del tabloid “Daily Mirror” con l’obiettivo di inseguire l’allora premier David Cameron) è stato proprio questo. Un’ascesa troppo vertiginosa, con tanto di stipendio da 150mila sterline annuali. Che, negli ultimi giorni, pare aver irritato la fidanzata di Boris Johnson, nonché madre del piccolo Wilfred, Carrie Symonds, a sua volta ex responsabile delle comunicazioni del Partito conservatore in passato, e per diversi anni. La donna, con la sua esperienza, ha estrema contezza della meccanica politica all’interno dei Tories.

 

Symonds, dunque, si sarebbe opposta alla nomina di Cain a “chief of staff”, un ruolo operativo e di coordinamento molto importante e influente a Downing Street. Eppure a candidarlo a questo ruolo così prestigioso è stato proprio il suo mentore, ossia Dominic Cummings, 48enne eminenza grigia di “Number 10”, anzi colui che si dice comandi davvero a Downing Street, nel cuore del potere britannico. Ma la mossa ha agitato una buona parte dei deputati conservatori, che hanno trovato nella fidanzata del premier una sponda, evidentemente decisiva. La loro inquietudine derivava dal fatto che la “banda dei brexiter radicali” del referendum del 2016, capeggiata da Cummings, conquistasse anche una pedina politica cruciale come quella di “capo dello staff” a Downing Street. Non solo: agli oppositori di Cain (e Cummings) non è piaciuta la gestione della comunicazione di Downing Street a tratti pessima durante i primi mesi della pandemia.

 

“Lee Cain mi mancherà molto”, ha commentato in serata il premier, “perdo un eccellente collaboratore, un amico”. Ma questo, oltre che per Dominic Cummings, è un duro colpo anche per Boris Johnson. Perché era stato proprio lui domenica scorsa, persuaso dallo stesso Cummings, ad offrire la poltrona di “Chief of Staff” a Lee Cain. Una nomina che però gli si è rivoltata contro per la sommossa politica interna al partito e a Downing Street, sposata anche dalla fidanzata Carrie. Non c’era altra soluzione dunque che far “dimettere” Cain, in un momento delicatissimo, a pochi giorni dalla concretizzazione della Brexit del 31 dicembre e in piena seconda ondata di Coronavirus. Qualcosa che chiunque, in questo momento, avrebbe voluto evitare. 

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