Stellantis, rimborsato in anticipo di un anno il prestito garantito da Sace da 6,3 miliardi

TORINO –  Credito determinante per fare ripartire il settore dopo il Covid e per sostenere la catena di fornitura e i progetti di sviluppo della società. Finanziamento da 6,3 miliardi di euro che il gruppo Stellantis, controllato da Exor come l’editore di Repubblica Gedi, annuncia ufficialmente di aver rimborsato in anticipo a Intesa Sanpaolo. Prestito garantito all’80% da Sace, l’agenzia italiana per il credito all’export. Linea di credito aperta nel 2002, dopo la fase acuta della pandemia, con scadenza marzo 2023, in linea con il decreto liquidità fatto dal governo Conte per ridare fiato all’economia del Paese dopo il lockdown. Prestito concesso a Fca Italy a giugno 2020, dopo il via libera del ministero dell’Economia e delle Finanza e del ministero dello Sviluppo Economico. E’ stato estinto un anno prima del previsto.  La notizia della restituzione era stata anticipata come indiscrezione dall’agenzia Bloomberg, ora arriva la conferma della casa automobilistica guidata da Carlos Tavares. 

“La linea di credito è stata strutturata per supportare la ripartenza e la trasformazione del settore automobilistico italiano dopo l’epidemia di Covid-19 fornendo liquidità alle attività della società in Italia e ai suoi fornitori italiani”, sottolinea la società in una nota. E aggiunge: “La linea è stata determinante per il riavvio della produzione industriale e ha fornito continuità a progetti di investimento chiave per fornire un futuro sostenibile al settore automobilistico in Italia. Stellantis è ora in grado di rimborsare la linea in anticipo rispetto alla data di scadenza originaria di marzo 2023 continuando i suoi progetti di investimento”.

La scelta di Stellantis di restituire il prestito prima del tempo, unita all’avvicinarsi del lancio del nuovo piano industriale e di sviluppo globale del gruppo, il primo marzo ad Amsterdam, agitano le sigle sindacali che chiedono un’attenzione particolare del governo Draghi sul settore automotive. Qualche cosa, soprattutto sugli incentivi all’acquisto auto, ha iniziato a muoversi prima che l’elezione del Capo dello Stato annullasse qualsiasi iniziativa. Fim, Fiom e Uilm, alla luce della trattativa azienda-esecutivo ancora in corso sulla gigafactory Stellantis a Termoli, dei 700 esuberi alla Bosch di Bari nel giro di cinque anni per l’addio ai motori tradizionali, a ci si aggiungono i 550 alla Marelli tra impiegati e quadri, vogliono un salto di qualità da parte dell’esecutivo. “E’ in atto un’accelerazione fortissima dei cambiamenti che da tempo stanno riguardando il settore automotive e che sempre di più lo caratterizzeranno sotto l’insegna della transizione ecologica e della trasformazione produttiva – dice Roberto Benaglia, segretario della Fim-Cisl – servono azioni e strumenti nuovi, una discussione e strategia complessiva per affrontare questa fase, non come ci propone il Mise, una vertenza alla volta. Abbiamo bisogno di un disegno unico di intervento”. Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uilm, è soddisfatto rispetto alle rassicurazioni arrivate da Stellantis: “La direzione dell’azienda ci ha comunicato che l’avvenuto rimborso del prestito non cambia gli impegni presi verso le organizzazioni sindacali, a partire da quello di non chiudere alcun sito. Ne prendiamo atto positivamente, nel frattempo chiederemo al governo di riconvocare il tavolo di confronto inaugurato ormai mesi or sono: servono con urgenza misure di sostegno alla transizione energetica nel comparto automotive, ad iniziare dal rinnovo degli incentivi per le auto elettriche e dalla agognata firma dell’accordo governativo per la costruzione della fabbrica di batterie a Termoli”. La Fiom-Cgil più preoccupata dalla situazione: “Rischiamo l’avvio di un effetto domino che potrebbe far perdere al nostro Paese un intero settore industriale se non ci saranno interventi straordinari e urgenti con obiettivi chiari – dicono Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil e Michele De Palma responsabile automotive – per salvaguardare industria e occupazione è necessario avere l’obiettivo di utilizzare la capacità produttiva: 1,5 milioni di auto di nuova generazione. Occorre un piano che intervenga con risorse straordinarie per sostenere la transizione industriale garantendo l’occupazione”.
 

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