Malati inguaribili e Covid, il racconto di Laura. Che li assiste a casa

La mattina si alza dal letto a fatica. Le ossa le sente rotte. Inforca gli occhiali, ma è talmente già stanca dalla giornata di ieri che le capita spesso di lavarsi la faccia dimenticando di toglierseli. Il caffè lo prende doppio e se ne frega se le è venuta la gastrite, deve riprendere le forze velocemente. Comincia la giornata, e con la giornata le telefonate degli infermieri, degli Oss, dei fisioterapisti che lavorano con lei 7giorni su 7 e 24 ore su 24 e soprattutto riprendono le telefonate dei parenti dei pazienti con le ultime notizie della notte.

Laura Tartaglia 

Capita che veda dai 6 ai 7 malati al giorno distribuiti in tutta la provincia (ma proprio tutta, anche i paesini inerpicati su colli e montagne), che mangi schifezze per strada, che fumi come una turca, che la sera torni a casa carponi e con lo stomaco che grida aiuto.
Certe volte quando Laura è dal paziente gli carezza la fronte, gli pizzica la guancia, lo tiene per mano mentre parla con i parenti. Cerca di confortarli anche così… quanto vale un tocco certe volte, neanche la morfina riesce a fare.

Il Covid non è uguale per tutti, per gli inguaribili è ancora peggio

Perché fa questo lavoro a rischio di contagiarsi anche lei? Quando dalle coperte sorge un sorriso senza denti, una guancia che si prende tutta la sua mano, quando riceve i “grazie” mentre si richiudono le porte, Laura si ricarica, resiste alla fatica e ricomincia da un’altra parte.
Di tutto questo lavoro svolto a domicilio dei malati inguaribili che hanno il Covid, non si sa niente. Si parla di Ospedali, delle terapie intensive, del 118, dei medici curanti… nessuno parla dei team covid a casa dei pazienti inguaribili. A parte la gente che lavora con lei e la Samot (una struttura ) che fa del suo meglio, nessuno sa che lavoro si fa, quanta fatica ci vuole, ma soprattutto quanta lucidità ci vuole. Quanta morfina ha quel paziente, quanto ha di emoglobina o INR, quanto ha urinato, quanto ha di febbre o di saturazione… se il paziente ha mangiato, se è stato pulito, medicato, se ha ricevuto i presidi… Gente che lavora tutti i giorni, silenziosamente, e che solleva gli ospedali, le terapie intensive, i 118 e i medici curanti da un lavoro tremendo, fatto di difficoltà di ogni genere e a rischio della propria vita.

Comprare farmaci o prendere le ricette. Ma anche buttare la spazzatura

Secondo voi come fa una famiglia positiva a comprare i farmaci in farmacia? A prendere le ricette? A mangiare? A buttare l’immondizia? A procurarsi le bombole d’ossigeno? Sembra facile ma non lo è quando sei anziano, quando non sai usare un cellulare android, quando le tue badanti e persino i tuoi figli ti hanno abbandonato appena hanno saputo che eri positivo, quando abiti in culo al mondo e l’unica farmacia del paese non ha i farmaci che ti servono. Beh, c’è zia Laura che ci pensa. L’auto che la porta in giro è un’arsenale più che un mezzo di trasporto. I medicinali e i presidi che donano le famiglie dei pazienti che sono morti vengono ridistribuiti a chi è in difficoltà, a chi non può uscire, a chi non ha nessuno, o non ha i soldi contanti. Ci sarebbero tante storie da raccontare e qualche volta Laura le scriverà, me l’ha promesso!

* Laura Tartaglia è specializzata in Cure palliative e dal 2007 svolge a Palermo la sua attività di medico palliativista in assistenza domiciliare per conto della Samot onlus. Ha pubblicato il libro “Quando è buio e fa freddo” e il racconto “Che vi piaccia o no” entrambi con Qanat edizioni

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