Le Borse di oggi, 18 maggio. Listini preoccupati dall’inflazione. Gli Usa vogliono spingere Mosca verso il default

MILANO – Ore 10. Apertura debole per i listini europei, dopo l’andamento contrastato dell’Asia. Lo scenario resta dominato dai timori per l’inflazione che galoppa, come testimonia il dato dalla Gran Bretagna: 9% ad aprile, al top da quarant’anni. Gli investitori annotano anche le parole da falco di Jay Powell, governatore della Fed, che ha detto che la Fed ha bisogno di vedere segnali “chiari e convincenti” che l’inflazione sta calando, altrimenti dovrà esser “più aggressiva”. Gli analisti di Unicredit notano che Powell non esiterà ad alzare i tassi se necessario, riconoscendo che ci potrà esser qualche contraccolpo a patto di riguadagnare la stabilità dei prezzi. Parole che tengono i titoli governativi sotto pressione.

Dall’altra parte resta caldo il fronte guerra in Ucraina, con l’attesa presentazione da parte dell’Europa del pacchetto energetico e dei chiarimenti sull’utilizzo di doppi conti per l’import di gas russo. Gli Usa, invece, premono per un maggior pressing su Putin e starebbero valutando la possibilità di bloccare la capacità della Russia di pagare gli obbligazionisti statunitensi. Secondo quanto riferito martedì sera da Bloomberg, il Tesoro americano vorrebbe lasciar scadere il 25 maggio (a tre mesi dall’inizio dell’invasione) quelle deroghe tecniche alle sanzioni che hanno finora consentito a Mosca di ripagare le sue cedole e il suo debito in dollari: questa mossa avvicinerebbe Mosca al default. “E’ in considerazione, ma non ho una decisione da anticipare in questo momento”, ha detto un funzionario dell’amministrazione Biden alla Reuters. “Stiamo valutando tutte le opzioni per aumentare la pressione su Putin”, ha aggiunto. Secondo alcuni, per altro, garantire la possibilità di pagare sarebbe un modo per far sì che la Russia investa le sue risorse verso gli investitori Usa, piuttosto che in armamenti o comunque per sostenere l’invasione stessa.

Tra questi ragionamenti, le Borse europee aprono deboli: dopo le prime battute Parigi scivola dello 0,10%, Francoforte dello 0,11% mentre Londra lima lo 0,06%. Milano sale dello 0,05%.

Le Borse asiatiche si sono mosse contrastate condizionate dai rischi di inflazione e di inasprimento monetario, e dai timori per il rallentamento della crescita globale anche a causa dei lockdown cinesi. A pesare sono anche le parole del presidente della Fed, Jerome Powell, che ha usato toni molto risoluti contro l’inflazione e sulla necessità che l’istituto centrale statunitense faccia tutto ciò che è nelle sue possibilità per contrastare la corsa dei prezzi, anche a costo di raffreddare l’andamento dell’economia. Tokyo guadagna lo 0,94% dopo aver digerito la lieve contrazione del Pil nipponico nel primo trimestre (-0,2% con un calo significativo di export e consumi a causa delle norme anti-Covid). Shanghai perde lo 0,25%, Shenzhen sale dello 0,08% mentre Hong Kong gira in positivo dello 0,12% nonostante le autorità abbiano consentito ad alcune società finanziarie di riprendere i lavori, nell’ambito del piano di graduale allentamento delle misure di contenimento anti-Covid.

Tra le valute, l’euro apre poco mosso a 1,0532 dollari e a 136,04 yen. La divisa unica europea ieri ha tratto forza dalle dichiarazioni del governatore della banca centrale olandese, Klaas Knot, che ha aperto la porta a un aumento dei tassi di 50 punti base. Stabile a 129,17 il cross tra dollaro e yen.

Osservato speciale è il comparto energetico. Il petrolio è in rialzo sui mercati asiatici sulla scia delle speranze di ripresa della domanda in Cina alimentate dal graduale allentamento delle rigide misure di contenimento del Covid-19. I futures del Brent guadagnano lo 0,36% a 112,28 dollari al barile mentre i futures del West Texas Intermediate (Wti) degli Stati Uniti salgono dello 0,82% a 113,31 dollari al barile.

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